
27 è un numero di Harshad, di Smith e di Friedman. Tutta roba matematica, di cui non so una virgola, perché è proprio quando compaiono le virgole in mezzo ai numeri che comincio a incasinarmi.
Eppure, a uno di questi tre concetti astrusi, voglio un po’ di bene.
27 è divisibile per la somma delle sue cifre, 2+7=9, ed è quindi un numero che piace tantissimo al matematico indiano Dattatreva Ramachandra Kaprekar.
Datty (qui lo chiameremo così) era un matematico tutto istinto, che non ha continuato gli studi, ma ha pubblicato moltissimi articoli scientifici sulla teoria dei numeri. Ha lavorato semplicemente per tutta la vita in una scuola di Nashik, dando un grandissimo contributo alla matematica e divertendosi come un matto, giocando a dividere e moltiplicare. La definizione “Harshad” è sua, è una parola che deriva dal sanscrito “harṣa” e significa “grande gioia“.
27, dice, è un numero di Harshard, pieno di grande gioia.
Beh, Datty, io qui rido un po’ meno, eh.
Lontanissimo dai venti, pericolosamente vicino ai trenta.
27 è, da qualche giorno, anche un numero di Marzia, che lo guarda con le sopracciglia stropicciate e non lo sente ancora tantissimo suo.
Avrò fatto abbastanza, in tutti questi anni? Me lo chiedo con il mento appoggiato sul palmo della mano sinistra, in una mansardina rovente. Avrò dato abbastanza, imparato abbastanza, vissuto abbastanza?

“Curioso elemento, il tempo”, diceva quella canzone che non ho mai capito se mi piace oppure no.
Ho un’allergia agli orologi da polso e forse lo scorrere delle ore, dei mesi e delle stagioni non esiste: è un difetto umano il voler misurare, catalogare, dare un nome e un significato a tutto invece di lasciarsi scivolare la vita addosso. Non faccio eccezione: non sono mai stata capace di aprire le braccia e fregarmene un po’. Penso, progetto, corro perché mi sembra di perderlo, il tempo, di non farlo fruttare a dovere.
Sono cresciuta (ormai sono cresciuta, sì?) sentendomi dire: “Su! Sbrigati, il mondo è degli svegli!”. Vent’anni dopo un po’ ci credo e un po’ mi piacerebbe dormire due ore in più, fermare tutto, scendere, stare ad ammirare il niente e trovarlo affascinante, innamorarmene per un momento, decidere di seguirlo. Curioso elemento, il tempo.
In questo luglio bollente il ventilatore mi soffia sui pensieri, la città è impigrita dall’afa e i fornelli dormono da settimane. Li accendiamo il minimo indispensabile, santifichiamo pane e pomodoro, scoliamo litri di acqua freddissima. No, tranquilli: l’inappetenza non mi avrà mai 🙂 la fame non mi passa nemmeno con quaranta gradi all’ombra e, per renderle onore, ieri sera ho sfidato l’afa mettendo sul fuoco una bella pentola di patate, per un’insalata semplice semplice, con olio, sale e origano.
Ecco, questo sì, questo ve lo devo dire: più passa il tempo, più mi viene voglia di semplicità buona.
Voglia di selezionare gli ingredienti, le persone, le cose.
Mi viene da scegliere solo quei quattro o cinque che mi fanno stare bene, di amalgamarli semplicemente, senza procedimenti complicati, ma mettendoli insieme nel modo più vero e schietto possibile.
Mi viene da scegliere me. Quello che sento, che amo, che mi fa stare bene. Forse piano piano riuscirò a perdonarmi tutti gli errori che mi segno in rosso dentro lo stomaco, forse (re)imparerò a volermi bene incondizionatamente.
In questo modo, in questi giorni d’estate è nato I Love Me, che racchiude tutta questa voglia di semplicità buona.
Un progetto sognato in fretta e subito creato con Roberta, che è una ragazzaccia fatta di quella materia genuina da cui sono irrimediabilmente attratta. È un piccolo viaggio, diviso in tre capitoli, che vi accompagnerà in questa calda calda estate. Se ancora non lo conoscete, ve lo presento qui, mentre finisco di girare una crema che gli assomiglia tantissimo 🙂
Non potete affrontare l’estate senza.
E parlo di entrambe le cose, ovviamente 🙂
C’è della “grande gioia” – o almeno delle ampie possibilità di applicarla – nell’ingrediente dimenticato in fondo al frigo, nel caldo che ti appiccica i vestiti sulla schiena, nel compiere ventisette anni tenuta stretta dalle persone che amo.
In questa crema c’è tutto il ruggito del RAW, di quella cucina crudista che mi piace tanto e che mi fa sentire fresco anche qui, sotto i tetti. Avocado, cacao, miele, nocciole: una semplicità imbarazzante e gioiosissima, da spalmare sul pane, prendere a cucchiaiate o attaccare ferocemente con il dito indice 🙂
CREMA SPALMABILE AL CACAO
E AVOCADO CON MIELE E NOCCIOLE
Ingredienti per un vasetto piccolo:
1 avocado maturo
2 cucchiai colmi di cacao amaro
2 cucchiai abbondanti di nocciole
1 cucchiaio di zucchero di canna integrale
2 cucchiai abbondanti di miele (per me millefiori)
Frullare finemente le nocciole insieme al cucchiaio di zucchero di canna integrale e metterle da parte in una ciotola. Pelare l’avocado e tagliarlo a cubetti grossolanamente.
Aggiungere il miele e frullare fino ad ottenere un composto liscio.
Versare il composto nella ciotola delle nocciole, aggiungere il cacao e amalgamare bene.
Se necessario, aggiungere un paio di cucchiai di acqua.
Raffreddare la crema per un’ora in frigorifero prima di consumarla. Si conserva per 3-4 giorni in frigorifero.
PS: dato che tutto è meravigliosamente relativo, sappiate che secondo la Smorfia napoletana, il 27 è ‘o cantero, che poi è il vaso da notte, l’orinale, insomma quella cosa lì. Chissà che risate si farebbe Datty 😉



Un post bellissimo. Letto d’un fiato.
Grazie di averlo scritto 🙂
Sai già tutto 😉 grazie a te, di cuore! E un abbraccione 🙂
Woooow, la voglio provare!!! 😛
Compro l’avocado e viaaaaa… grazie per la ricetta.
Buona Giornata.
Daje, Camiiii! 🙂 vedrai che ti piacerà, aspetto la foto…un abbraccione!
sai anche a me l’estate fa questo effetto: ho voglia di rallentare e godermi di più la bellezza che ho intorno, senza troppe pressioni, orari, affanni. questa crema mi sembra perfetta per la bella stagione, è fresca, sana e tanto golosa. grazie per la ricetta, a presto!
Stesse identiche sensazioni, Tizi! E “I Love Me” parla proprio di questo:) qui la crema è finita a cucchiaiate ^_^ Grazie a te per essere approdata su queste pagine sghembe e per le tue righe belle!
A presto e un abbraccio!
In questi giorni ho pensato anche io al tempo, alle occasioni, al cogliere le cose al volo. Ci ho scritto su l’ultimo post. Ma credo che, alla fine, non conti tanto aver fatto tutto quello che avremmo voluto, ma tutto quello che avevamo la possibilità di fare. E credo che tu, di cose, ne abbia già fatte parecchie. Ti abbraccio forte forte, 27 volte.
“Tutto quello che avevamo la possibilità di fare”…quanto è bello e grande questo concetto? Mannaggia a te, che ti fai dtritolare di abbracci sempre troppo poco! Ma prestissimo ti acchiappo 🙂 ciao, Lucia bella!
Ho appena varcato la porta dei 30 e ho le tue stesse domande: resto come te col mento tra le mani a fare un resoconto di questi anni, di quest’ultimo anno soprattutto, di quello che mi aspettavo, quello che ho realizzato e quello che ancora sto costruendo. Ancora non sono arrivata a capo di tutto, ma prima o poi ce la farò. Magari ci penserò questa estate e magari davanti a una ciotolina di crema al cioccolato, che d’estate è comunque bene accetta 🙂
Ps. mi piace tantissimo questo progetto I love me. Bravissima e in bocca al lupo :*
La porta dei 30 mi fa paurissima! Sai che cosa ho pensato? Che a pensare troppo viene il mal di testa! 😀 siamo quine ora, con tuttele decibe di anni sulle spalle e forse bisognerebbe iniziare a pensare giorno per giorno, lasciando quel che è fatto alle spalle. Ce la faremo, Paoletta mia? 🙂 nel frattempo, meglio abbracciarci strette.